Archive for June, 2008

FOWD2008 – Larissa Reck, Getting your design approved

Monday, June 16th, 2008

Davvero interessante anche l’intervento di Larissa Reck, componente, della Society of Digital Agencies, a proposito di come facilitarci l’approvazione del layout grafico di un sito web.  Idee chiare e parlantina a raffica, ha condensato in 50 minuti quello che potrebbe scrivere in un libro!

Veniamo al sodo: sappiamo essere praticamente impossibile che il cliente accetti il design del sito alla prima proposta. Questo per diversi motivi.

In primis, il design e’ soggettivo: puo’ piacere o non piacere. Uno dei problemi, da questo punto di vista, e’ che i designer sono coinvolti emotivamente nella realizzazione del loro “bambino”, e questo rende difficoltoso guardare con oggettivita’ al lavoro che si sta proponendo.

Inoltre, i layout presentati al cliente non sono interattivi, quindi e’ difficile spiegargli come il sito funzionera’. Soprattutto le parti innovative puo’ essere difficili da capire per un navigatore non navigato.

Come fare quindi a facilitare l’accettazione? Larissa, in maniera molto metodica,  stila una serie di 12 regole da imparare a memoria:

Diventate amici del cliente, tentando di dimenticare che vi fornisce denaro! Vi aiutera’ a essere sinceri in quello che fate e dite.

Fate un sacco di domande, sugli obbiettivi del cliente, ad esempio.

Fate ancora piu’ domande, su chi saranno gli utenti del sito per esempio. Spesso gli obbiettivi del cliente sono diversi dal quello degli utenti.

Utilizzate i wireframes, senza esserne peraltro troppo legati. Specificate priorita’ e posizionamenti generali. Fate in modo che il WF sia scalabile. Conducete il cliente nella navigazione del WF. Utilizzate delle legende per nomenclare le sezioni. Piccoli cambiamenti nel design finale sono comunque consentiti.

Parlate del design prima di creare il layout. Discutete riguardo ai colori, ai font, a siti di riferimento.

Proponete design di una sola tipologia. Se il cliente si trova di fronte due layout di struttura differente, si sentira’ autorizzato a chiedervi di mischiarli.

Proponete il layout direttamente tramite il browser. E aggiungete delle note: probabilmente la vostra persona di riferimento dovra’ mostrare il layout a qualcun altro.

Prototipate quanto serve. Aiutera’ il cliente a capire meglio i concetti innovativi (e qui e’ stato caldamente consigliato Fireworks)

Pretendete feedback. Ogni componente del processo deve essere sicuro della direzione che si sta seguendo. Ma troppe persone coinvolte significa perdita di qualita’! Aiutate il cliente a focalizzare sui propri obbiettivi. E chiedete dettagli precisi quando dice “c’e’ qualcosa che non mi convince”.

Siate confidenti nel vostro lavoro. Tenete traccia di tutte le decisioni che prendete, e ricordate, VOI siete gli esperti!

Il tempo e’ galantuomo. Aspettate che il cliente si abitui al design process, e vedrete che sara’ tutto piu’ semplice.

Traete il massimo da una situazione difficile. Siate positivi! Il cliente apprezzera’. Soddisfate le sue richieste, ma tenendo sempre a mente che il fruitore del servizio sara’ l’utente.

Sicuramente, un bel po’ di informazioni interessanti per uno come me, a cui il compito del web designer ha sempre affascinato per quanto riguarda l’aspetto creativo, ma d’altra parte terrorizzato al pensiero del processo realizzativo!

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Lavorare da casa

Tuesday, June 10th, 2008

Post interessante di Put Things Off riguardo il lavorare da casa.

Si tratta di consigli sul come convincere il proprio datore di lavoro a farci spendere un po’ di tempo lavorativo a casa, rendendoci più produttivi e felici. Si inizia chiedendo un giorno di prova al mese, poi a settimana, tentando di sfruttare l’occasione dataci, mostrando di poter fare lo stesso – e meglio – di quello che si fa tra le mura aziendali.

Io in realtà sono terrorizzato dal lavoro da casa, e l’ufficio me lo sono andato a cercare, ma quello sul lavoro flessibile è comunque un argomento che mi sta molto a cuore, in tutte le sue forme.

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Perchè rendere pubblico il proprio codice

Tuesday, June 10th, 2008

E’ di qualche giorno fa il rilascio della prima versione (in realtà molto beta) di iPampics, il piccolo progetto di photo gallery scritto in PHP.
Come anticipato, voglio spendere 5 minuti per spiegare il perchè abbia reso pubblico, e scaricabile, quei pochi kappa di codice.

Crescita controllata. Ogni grande software ha iniziato ad emettere i primi vagiti sotto forma di piccola applicazione ancora non ben sviluppata. Rilasciare periodicamente nuovi aggiornamenti e funzionalità del software aiuta a studiarne bene l’architettura, focalizzando sulle features che si vogliono prioritarizzare; si tenderà quindi a sviluppare step by step, ma con una visione chiara di quali sono gli orizzonti che si vogliono raggiungere.

Esercizio di stile. C’è una bella differenza tra un software funzionante ed uno fruibile. iPampics, per esempio, era funzionante già diverso tempo prima del rilascio; il pensiero che però il tuo software possa davvero finire in mano a qualcun altro, ti porta a rigiudicare le scelte effettuate, dall’architettura allo stile di coding. E poi, la documentazione, importantissima: i vari Readme per gli utenti, e i commenti al codice, magari utilizzando doxygen, per gli eventuali sviluppatori. Con tutto vantaggio non solo loro, ma anche nostro.

Fonte di stimoli. E se qualcuno finisse davvero per utilizzare il nostro software? E ci arrivassero feedback, idee, critiche, consigli? Non c’è dubbio, ne trarremmo sicuramente giovamento. Saremmo spronati a migliorare quello che già avremo fatto, con l’effetto collatterale di migliorare noi stessi come professionisti. In fondo, rendere pubblicamente visibile qualcosa scritto di proprio pugno, in ogni sua forma, è un modo per mostrarsi, aprirsi al confronto e, con la giusta dose di umiltà, arrivare a capire dove si sbaglia. E ho menzionato le possibili collaborazioni che potrebbero nascere?

Rimangono comunque delle questioni poco chiare che devo ancora approfondire. Come, per esempio: con quale licenza pubblicare il mio software?

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Questo, è un art attack!

Tuesday, June 10th, 2008

O almeno così sembra, a giudicare dalla nuova campagna pubblicitaria di Google per conquistare l’ancora non monopolizzato territorio russo.

Chissà se anche i SEO dovranno dotarsi di abbondante cccolla vinilica, ora.

Via: Usabilità

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Limon, azucar, cafè..

Thursday, June 5th, 2008

Shot of iPampicsLo so lo so. Ormai state pensando che la mia vita professionale si divida tra verbali di conferenze e ricerche di poesie.

Invece, sottobanco, sono un calderone di idee e progetti. Uno di questi, quello più pratico e di cui avevo necessità immediata, l’ho sviluppato.

E’ una piccola e semplice web photogallery, in PHP, che vorrebbe fare della sua semplicità di installazione e di utilizzo i suoi punti di forza. L’ho chiamata iPampics, in onore del mio vecchio amico con cui avevo l’abitudine di aggiungere le “i” come prefisso ai dei nomi, quando Steve Jobs ancora doveva nascere (beh metaforicamente!).

Magari prossimamente spiegherò le ragioni di questa pubblicazione; per il momento vi informo che ho messo online una pagina di descrizione, in puro stile venditore americano, e una demo online.

Fatemi sapere!

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Pensiero seminotturno

Thursday, June 5th, 2008

A volte ho la pretesa di volermi elevare dalla massa. Quale massa sia, ancora non lo so spiegare. Come se fosse semplice e scientifico catalogare le persone.

In questo pretendere, evito di avvicinarmi troppo a quelle composizioni artistiche (quando comunque d’arte si tratta) che hanno un largo e pubblico consenso; vado piuttosto alla ricerca di qualcosa di più particolare, che sia di nicchia, meglio ancora di sconosciuto. Con il risultato di non trovare nulla, e di perdere qualcosa che qualche emozione & pensiero me l’avrebbe comunque regalato.

Quindi, rileggendo per caso su un qualche blog questa pluri-citata poesia, ho tentato di fare finta di nulla.

Ma se tutto sommato so a memoria qualcosa che dell’ultimo orizzonte il guardo esclude, che male fa rendere omaggio a questo mucchietto di righe, che sono invece un inno all’apertura, alle mani tese, alla negazione di compromessi insoddisfacenti in favore del respiro pieno e vivo dopo il periodo di apnea?

A tutti coloro che, per ragioni anche piccole piccole, hanno passeggiato instabili su una corda per arrivare dall’altra parte.

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, il colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.

p.s. cercando questa poesia, sono venuto a conoscenza che non è di Neruda, ma di Martha Medeiros. Scrittrice di nicchia. Tiè.

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Il bello di ritornare al cowo

Wednesday, June 4th, 2008

Il logo del Cowo

Dopo la pausa forzata della settimana scorsa, causa disconnessione dal mondo, da ieri sono felicemente tornato al Cowo.

Mi chiederete: cos’è il Cowo?

E’ un bellissimo open space milanese, recentemente convertito a spazio di lavoro condiviso per liberi professionisti in cerca di un nido, ed aperto ad ospitare altre anime di passaggio bisognose di una scrivania e di un po’ di banda navigabile.

Nasce dal concetto di coworking, tanto diffuso oltreoceano (verso ovest!), ma ancora quasi sconosciuto qui da noi; tanto che solo il partecipare al progetto mi fa sentire davvero un pioniere. In realtà è solo l’espletazione di un bisogno piuttosto naturale: quello di uscire di casa, ritagliarsi ore di produttività ben definite e avere un collega con cui chiacchierare, condividere opinioni e scambiarsi stimoli durante le pause caffè. Il problema più grande è che questi caffè non riesco mai a pagarli!

Lo so che dalla descrizione sembra che questo posto ve lo debba vendere, ma probabilmente è l’effetto che mi fa stare a contatto con tutti questi pubblicitari!

Ma non solo di pubblicitari & informatici si tratta: oggi la sala riunioni era invasa da ingegneri aeronavali. Sicuramente ‘aeronavali’ non è la definizione giusta e mi scuso in anticipo per l’errata!

E segnali d’interesse al coworking arrivano anche da scrittici-food stylist. Un grazie quindi anche a Roberta per avermi fatto conoscere il concetto di Jelly.

Insomma, la voglia di condivisione, vuoi per necessità, vuoi perchè è più bello, straborda dal web e invade la vita reale. Ma il web è fatto di persone vere: vuoi vedere che finora siamo stati così timidi da non riuscire a dirci che abbiamo bisogno di scambio, se non attraverso un monitor?

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FOWD2008 – Andy Budd, Designing the User Experience Curve

Tuesday, June 3rd, 2008

Bel tipo, Andy Budd: ottimo il suo intervento, riguardante il sempre più considerato tema della User Experience; e assolutamente interessante scambiare due chiacchiere con lui, tra una birra e l’altra. A conferenza finita, naturalmente..

Andy focalizza proprio sul concetto di ‘esperienza’, benchè cominci il suo intervento parlando dell’importanza della prima impressione: è ancora quella che conta di più, nonostante tutto, e le persone continuano a giudicare in base al look. Creare un design accantivante è quindi sempre fondamentale.

Alla bella facciata va comunque affiancata una serie di funzionalità e dettagli capaci di entusiasmare l’utente, al punto di portarlo a parlare del vostro sito o del vostro applicativo con le persone che conosce.

Come arrivare a questo obbiettivo? Linee guida non ne esistono, ma Andy ci lascia qualche suggerimento:

Personalizzazione e customizzazione. Gli utenti, ovvero noi stessi, non vogliono sentirsi trattati come massa, ma come singoli individui, ognuno con propri gusti e caratteristiche. Pensate a quanto fidelizza l’essere riconosciuti, e serviti di conseguenza, dal barista del bar che frequentiamo. Questa è la logica seguita da Last.fm, in grado di dare consigli in base ai vostri gusti musicali, imparati nel tempo. E il payback: dare qualcosa in cambio, come classifiche degli utenti più attivi, o degli amici collezionati, per mantenere le persone motivate ad utilizzare il nostro servizio.

Cura dei dettagli. E per dettaglio non si intendono le piccole cose: si parte dai bottoni, che devono avere una funzionale apparenza di cliccabilità, ai tour interattivi per mostrare in maniera guidata il servizio che stiamo offrendo. Passando per le pagine 404 personalizzate.

Fornire del feedback. In fondo, quanto siamo più sereni quando, messi in attesa dai call center, ci viene dato un indizio di quanto più o meno dovremo aspettare, o il posto occupato in coda, invece del solito “gli operatori sono momentaneamente occupato”? Un po’ come fa LinkedIn, che non preme perche’ l’utente completi il proprio profilo, ma gli si fornisce una barra di progresso per mostrargli quanto manca. Incentivandolo a farlo.

Il tutto per creare quello che Andy chiama “l’ambiente perfetto”.


Andy Budd – FOWD London 2008 from Future of Web Design on Vimeo.

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