Intervista sul coworking

Giovedì ho avuto il piacere di raccontare a Radio24 le mia esperienze riguardo al coworking, ed in particolare al periodo passato nel Cowo.
Potete ascoltare qui la registrazione dell’intervista, in cui parlo nei 30 secondi finali ;)

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Lavorare da casa

Post interessante di Put Things Off riguardo il lavorare da casa.

Si tratta di consigli sul come convincere il proprio datore di lavoro a farci spendere un po’ di tempo lavorativo a casa, rendendoci più produttivi e felici. Si inizia chiedendo un giorno di prova al mese, poi a settimana, tentando di sfruttare l’occasione dataci, mostrando di poter fare lo stesso – e meglio – di quello che si fa tra le mura aziendali.

Io in realtà sono terrorizzato dal lavoro da casa, e l’ufficio me lo sono andato a cercare, ma quello sul lavoro flessibile è comunque un argomento che mi sta molto a cuore, in tutte le sue forme.

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Il bello di ritornare al cowo

Il logo del Cowo

Dopo la pausa forzata della settimana scorsa, causa disconnessione dal mondo, da ieri sono felicemente tornato al Cowo.

Mi chiederete: cos’è il Cowo?

E’ un bellissimo open space milanese, recentemente convertito a spazio di lavoro condiviso per liberi professionisti in cerca di un nido, ed aperto ad ospitare altre anime di passaggio bisognose di una scrivania e di un po’ di banda navigabile.

Nasce dal concetto di coworking, tanto diffuso oltreoceano (verso ovest!), ma ancora quasi sconosciuto qui da noi; tanto che solo il partecipare al progetto mi fa sentire davvero un pioniere. In realtà è solo l’espletazione di un bisogno piuttosto naturale: quello di uscire di casa, ritagliarsi ore di produttività ben definite e avere un collega con cui chiacchierare, condividere opinioni e scambiarsi stimoli durante le pause caffè. Il problema più grande è che questi caffè non riesco mai a pagarli!

Lo so che dalla descrizione sembra che questo posto ve lo debba vendere, ma probabilmente è l’effetto che mi fa stare a contatto con tutti questi pubblicitari!

Ma non solo di pubblicitari & informatici si tratta: oggi la sala riunioni era invasa da ingegneri aeronavali. Sicuramente ‘aeronavali’ non è la definizione giusta e mi scuso in anticipo per l’errata!

E segnali d’interesse al coworking arrivano anche da scrittici-food stylist. Un grazie quindi anche a Roberta per avermi fatto conoscere il concetto di Jelly.

Insomma, la voglia di condivisione, vuoi per necessità, vuoi perchè è più bello, straborda dal web e invade la vita reale. Ma il web è fatto di persone vere: vuoi vedere che finora siamo stati così timidi da non riuscire a dirci che abbiamo bisogno di scambio, se non attraverso un monitor?

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